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domenica 9 maggio 2010

Il radiodramma tedesco: Ilse Aichinger, "Knöpfe"

Vi avevo anticipato che qualcosa bolliva in pentola e vi avevo detto che la germanistica sarebbe stata un ingrediente importante di ciò che sarebbe venuto fuori. Che però la mia passione per la cultura tedesca potesse cortocircuitare con quella per la radiofonia, lo ammetto io stesso, era cosa assai improbabile. Eppure, chissà perché, buona parte del fascino esercitato su di me da lavori come Biedermann und die Brandstifter di Frisch viene proprio da lì, dal magico mondo del radiodramma.
Quella del radiodramma è una realtà che in Italia è al giorno d'oggi poco conosciuta: fanno eccezione in questo senso le piéces radiofoniche trasmesse dalla retrò, e per questo pregevolissima, Rai del Friuli Venezia Giulia. Nel mondo culturale tedesco, al contrario, il radiodramma è un genere che gode di un certo seguito. Lo dimostrano non solo i palinsesti delle emittenti radiofoniche in lingua tedesca (Hessischer Rundfunk, Westdeutscher Rundfunk, la svizzera DRS 2 ed altre inseriscono regolarmente radiodrammi nella loro programmazione), ma anche l'esistenza di una community, www.hoerspielprojekt.de, in cui gli utenti scrivono ed interpretano radiodrammi che poi divengono liberamente scaricabili (se avete tempo e voglia, scaricate da questo sito lo spassosissimo Detektiv Dangerous).
Lungi dal voler scrivere una storia del radiodramma tedesco (cosa per la quale, lo ammetto chiaramente, mi mancano tempo e competenze), segnalerò a partire da questa settimana alcuni radiodrammi che, per un motivo o per un altro, mi sembrano interessanti da proporvi. I post relativi saranno catalogati nella sidebar con l'etichetta Radiodramma tedesco, oltre a quelle Radio, Germanistica e al paese di cui è originario l'autore.
Di chi vi parliamo oggi? Vi parliamo dell'austriaca Ilse Aichinger. Questo nome potrà dirvi poco, però c'è da dire che la Aichinger fa parte dei più quotati autori austriaci del dopoguerra: lontana dalla continuità e dalla prolificità del più noto Thomas Bernhard, la nostra autrice ha fatto parte del famoso Gruppo 47, che la premiò nel 1952; da segnalare che all'interno del medesimo gruppo la Aichinger conobbe scrittore e autore di radiodrammi Günter Eich. I due si sposarono nel 1953: il matrimonio finì nel 1972 con la morte di Eich.
La Aichinger, dicevamo, ebbe modo di cimentarsi con la scrittura di radiodrammi: ne ricordiamo oggi uno del 1953, intitolato Knöpfe/Bottoni. Ne riassumiamo brevemente il plot.
Nonostante si attraversi un periodo di disoccupazione, Ann, la protagonista, trova lavoro in una fabbrica di bottoni. Si tratta di bottoni di insolita qualità, che portano nomi umani e vengono venduti a caro prezzo. La fabbrica di bottoni, un ambiente in cui le impiegate amano il proprio monotono lavoro, è uno scenario inquietante: Ann viene infatti turbata da un rumore misterioso che si sente dietro le pareti.
Senonché, cosa succede? Un giorno una lavoratrice non viene più al lavoro e, subito dopo, compare un nuovo bottone...
Nella miglior tradizione del Tonno che fuma non accenno oltre. Lascio a voi lettori la possibilità di ascoltare l'intero radiodramma nella versione prodotta da DRS 2 nel 1974 (questo è il link).
Come inquadrare Knöpfe? A che corrente ascriverlo? Non direi Vergangenheitsbewältigung, ovvero quella parte della scena culturale tedesca che si interrogava sulle atrocità del nazismo e della guerra: difficile trovarne traccia in questo radiodramma, anche perché sarei portato a vedere il radiodramma più come genere di evasione che come veicolo di riflessioni e considerazioni profonde (sebbene gli esempi di questo segno, come i lavori di Helmut Heisenbüttel, non manchino). Realismo? No, non direi. Parlerei piuttosto di "realismo magico": l'atmosfera che si respira lungo tutto il radiodramma è strana, avvolta da un alone di mistero che nella versione di DRS 2 è ben sottolineata dall'inquietante rumore (sembra quasi il sonoro di un ufo!) che si sente in molti momenti della rappresentazione (che, per via delle indicazioni della scrittrice, è difficile immaginare durante la lettura della sceneggiatura come un continuum, un bordone che accompagna continuamente gli avvenimenti).
Bello, questo radiodramma. E pensare che la Aichinger è stata, dopo Wolfgang Borchert, il secondo autore che ho incontrato nel mio percorso universitario: a suo tempo non riuscivo a cogliere la bellezza della sua scrittura e mi limitavo a tradurre letteralmente un suo breve racconto, scritto, se non ricordo male, nel 1947. Non che ora traduca meglio, intendiamoci, ma ho un po' di esperienza in più, quel tanto che basta per accedere in modo abbastanza agevole a risorse bibliografiche interamente in lingua. Tanto basta a rendersi conto della bellezza, o quantomeno dell'interesse che può suscitare un prodotto letterario. Per fortuna che è così, visto che la produzione della Aichinger, a quanto mi risulta, non è disponibile in traduzione sul mercato italiano. Un vero peccato. Io stesso mi ero procurato per puro caso il testo di Knöpfe vicendo un'asta su Ebay e facendomi spedire dalla Germania un volumetto usato della casa editrice Fischer, proprio quello che avete visto nella foto all'inizio del post. Più vado avanti e più mi convinco che quell'asta Ebay, a cui ho partecipato più per noia che per altro e che ho vinto per caso, in realtà è stata un'occasione preziosa per accedere a generi letterari di cui sapevo a malapena l'esistenza e di cui non sospettavo minimamente le potenzialità.
Spero di avervi lanciato qualche spunto. La serie continuerà: se nel frattempo avete qualche critica o suggerimento, oppure volete iscrivervi alla newsletter del Tonno che fuma, potete scrivermi una mail all'indirizzo che da oggi è visibile nel frame laterale.
Una notte serena a tutti!

domenica 2 maggio 2010

Radio tedesche: qualche link

Post velocissimo per segnalare alcune radio tedesche che trasmettono in streaming. I palinsesti sono veramente di alto livello: 24 ore al giorno di notizie, documentari, concerti e... radiodrammi! :) Ma lasciamo parlare i link che è meglio.

Hessischer Rundfunk - Hr2 Kultur: http://www.hr-online.de/website/radio/hr2/index.jsp
Radiobremen - Nordwestradio: http://www.radiobremen.de/nordwestradio/
WDR - Westdeutscher Rundfunk: http://www.wdr.de/radio/home/jetzt_im_radio/index.phtml

Palinsesti:
Hr2 Kultur: http://www.hr-online.de/website/radio/hr2/programm3758.jsp?rubrik=3758
Nordwestradio: http://www.radiobremen.de/nordwestradio/programm/index.html

domenica 3 gennaio 2010

La RAI del Friuli e Radio Capodistria

C'è una regione cui sono molto affezionato, vuoi perché le mie radici si trovano lì, vuoi perché vi abitano cari amici, vuoi perché ogni volta che ci vado scopro una terra che è punto d'incontro di molte identità. Sto parlando del Friuli Venezia Giulia, cui mi legano i ricordi di splendidi momenti passati a Codroipo, Gorizia, Tarvisio, Cervignano.
Capita che certe passioni ne richiamino altre, in un infinito ed imprevedibile gioco di rimandi. Sapete già da altri post della mia passione per la radiofonia, che in quest'ultimo periodo mi vede spesso dalla parte del microfono e che mi ha portato a scoprire emittenti di cui non sospettavo minimamente l'esistenza, o di cui conoscevo a malapena il nome. Sto parlando della RAI del Friuli Venezia Giulia e di Radio Capodistria. Ma andiamo con ordine.

Qualche anno fa, era il marzo 2004, ebbe luogo una sorta di rivoluzione nelle trasmissioni radiofoniche della RAI nel Veneto. Fu spento il canale sui 1368 KHz (Radio Tre), mentre al primo veniva riservata unicamente la frequenza di 936 KHz (fino a poco tempo prima, a Venezia almeno, si ascoltava pure sui 657 KHz).
Contestualmente a questo cambiamento, sono cambiati anche i palinsesti di Radio Uno nel Veneto: il programma L'ora della Venezia Giulia, prima trasmesso su 1368 KHz, passava appunto sulla frequenza di 936 KHz.
Ricordo con un certo divertimento lo stupore che provai allorquando, aspettandomi il Gr1 delle 15:30, sentii la gioiosa e un po' "sgangherata" sigla dell'Ora della Venezia Giulia. Subito mi colpì la qualità del programma, con un notiziario a spiccato carattere internazionale e uno spazio musicale, Sconfinamenti, con moltissimi approfondimenti ed interviste ai protagonisti della scena concertistica e discografica italiana.
Giocando un po' con il sintonizzatore in soggiorno, ho più tardi scoperto che a Venezia si riesce a prendere abbastanza bene un altro segnale di Radio Uno RAI, quello specifico per il Friuli Venezia Giulia (819 KHz). La sorpresa era relativa, altre volte ho ascoltato trasmissioni RAI per altre regioni (Emilia-Romagna, Marche e talvolta Lazio). La programmazione di Radio Uno per il Friuli, però, non si limita solamente ai consueti gazzettini regionali, ma propone in varie fasce orarie una programmazione decisamente d'essai: radiodrammi, approfondimenti di attualità, trasmissioni in dialetto, perfino un ciclo di puntate sulla storia della canzone triestina. Tutto questo mi riporta, in un continuo viavai di analogie e immagini suggeritemi dalla radio, alle sere passate con gli amici friulani a Casarsa o a Codroipo, piuttosto che alle gite transfrontaliere in giornata (che belle le capatine in Carinzia!), ai pranzi con i parenti a Cervignano o ad una gita a Trieste oramai lontana nel tempo.

Lo stesso "richiamo della foresta" mi lega a Radio Koper (Radio Capodistria), emittente slovena in lingua italiana.
Radio Capodistria è una stazione oramai ultrasessantenne con una connotazione complessivamente simile a quella della RAI friulana: molte notizie e trasmissioni di attualità, con grande attenzione a minoranze etniche (italiani in Istria e non solo) e politica nei Balcani e nella Mitteleuropa, oltre a tanta musica di qualità (classica, jazz, prog rock, canzone d'autore) e ad approfondimenti culturali di vario tipo. Fino a pochi anni fa, essa viveva nei racconti dei nonni, che parlavano di quella radio sempre con quel pizzico di nostalgia per non poterla più ascoltare, perché chi la trova più sulla radio a transistor (ad una certa età si ha poca voglia di cominciare ad ascoltare in webcast o di cercarsi un buon sintonizzatore).
E' evidentemente destino che nelle fredde giornate invernali si riscoprano, a forza di stare a casa, cose che si credevano dimenticate o che durante l'anno si è dovuto accantonare. E' successo così con Radio Vanessa e la stessa cosa mi è capitata recentemente con Radio Capodistria. Se quella però mi lega al mio insopprimibile "kernel veneziano" (v. post), questa, così come la RAI del Friuli, mi fa sentire con grande forza ciò che mi lega al Friuli e me ne fa sempre sentire un po' la mancanza, in una sorta di Sehnsucht che trovo (stranamente e paradossalmente) appagante.

Ognuno ha la sua madeleine: la mia è la radio, che come nessun'altra cosa sa farmi viaggiare con la mente. Lo fa ancora più dei libri e della pipa. Anche la musica mi fa librare in arditi voli d'immaginazione, ma mi porta su altre sfere più "alte" che non so, né voglio, descrivere a parole. La radio, invece, ha un potere evocativo che mi spinge anche verso il passato e verso ricordi apparentemente insignificanti ma molto piacevoli.
Chissà perché, poi: non vado alla ricerca di un motivo per questa cosa. Semplicemente, pipa alla mano, mi siedo in divano e mi rilasso, ascoltando le mie affezionate radio e lasciandomi trasportare dai ricordi.

mercoledì 28 ottobre 2009

Gli ultimi rimasti a Venezia

Mentre inauguro la giornata con una fumata di Italia nella mia onesta e cara Gigi 2008 (quella di FLP, tanto per intenderci), ascolto un po' di radio. È quasi inevitabile per me ascoltare quella che è la "mia" radio, "mia" perché ci collaboro, ovvero Radio Vanessa, l'ultima che è rimasta qui a Venezia.
Perché la ascolto? Probabilmente sono particolarmente affezionato alla causa, ma non è l'unica ragione. Il motivo è lo stesso per cui ho scelto di collaborare: questa radio, l'ultima rimasta tra le radio libere veneziane, non fa parte delle cosiddette "radio commerciali" che, per carità, saranno molto vivaci e simpatiche, ma non riescono a richiamare quella dimensione raccolta che richiama una radio come Vanessa.
Quando penso a Radio Vanessa penso inevitabilmente alla dimensione del campiello, della calle dove si ritrovano amici di ogni età, dove si discute animatamente degli argomenti più disparati, dove ci si fa la doccia con la finestra del bagno aperta e con la musica a palla... Insomma, l'esatto contrario di ciò che vediamo con i media odierni, che in un modo o nell'altro ci proiettano (o ci scaraventano?) nel marasma delle notizie e delle curiosità da tutto il mondo.
La cosa alla lunga diventa insopportabile e, specialmente per chi come me ascolta tutto il giorno emittenti all news e legge parecchi quotidiani e agenzie on line, diventa importante avere una sorta di alternativa da contrapporre al tam tam mediatico quotidiano.

Alcuni lettori mi tacceranno di avere pericolosi rigurgiti Biedermeier, ma sono estremamente affezionato ai piccoli gesti e alle piccole cose che inevitabilmente caratterizzano, anche nelle trasmissioni di più ampio respiro, l'attività di una radio locale. Le trasmissioni di Ubaldo, Marco, Alberto, Mara, Claudio, Gianni "Simpatia", del Segretario... mi riportano ad una dimensione raccolta, quasi da focolare domestico, che fa bene il paio con le fredde e umide giornate d'autunno inoltrato e con la pipa, mentre sto seduto nel divano a sfogliare qualche libro sulla storia di Venezia e della laguna.
Vivo ancora di più questa dimensione quando sto al microfono, quando faccio la regia per le trasmissioni di Ubaldo, quando capita che con Alberto si facciano le trasmissioni in coppia, quando registro i break e i promo per le trasmissioni... insomma, quando entro nel piccolo studio in Fondamenta della Tana, angolo silenzioso, pittoresco e suggestivo del centro storico veneziano. In qualche modo la dimensione del tempo si annulla e si potrebbe essere negli anni settanta come nel 2009: si entra, parlando da neo-linuxiano, nel "kernel" di Venezia.
Il piacere raggiunge il suo apice quando si leggono le frequenze: da quasi vent'anni le frequenze sono sempre quelle, "101,500 per Venezia e l'estuario, 100,400 per Mestre e la terraferma". Nonostante recentemente si sia approdati al webcast (vedi il sito), il fascino di rimanere in contatto con migliaia di persone attraverso il semplice mezzo radiofonico resta enorme... e il piacere di condividere le proprie risorse, la propria musica, le proprie conoscenze con la collettività non ha prezzo.
Ci sono cose che non si possono pagare: per tutto il resto c'è Mastercard...

(la foto dello studio è tratta dal sito www.radiosette.com)