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martedì 18 maggio 2010

Günter Grass e la StaSi

Molto velocemente, segnalo uno speciale andato in onda su Radio Bremen giovedì scorso. Oggetto della trasmissione è uno dei più recenti fenomeni editoriali tedeschi, ovvero la pubblicazione degli atti della Stasi (Staatssicherheit, la polizia segreta della Germania Est) che riguardano lo scrittore Günter Grass. (nella foto Grass, a sinistra, parla con Hermann Kant, presidente dell'unione degli scrittori della DDR).
Tali atti, pubblicati dall'editore tedesco Ch. Links con il titolo Günter Grass im Visier – Die Stasiakte e non ancora disponibili in Italia (chissà se verranno tradotti e se c'è qualcuno disposto a pubblicarli... credo non avranno molto mercato), hanno suscitato un certo interesse in Germania perché pongono una volta di più l'accento su una tematica, quella dei rapporti Stasi a carico di comuni cittadini e di personaggi in vista, che ha coinvolto in prima persona nomi di spicco (se non ricordo male, era coinvolta Christa Wolf) e ha lasciato qualche segno nel recente dibattito culturale (basti pensare alla stupenda pellicola Das Leben der Anderen di Florian Henckel von Donnersmarck).
Lascio ora la parola al link al sito dedicato di Radio Bremen (in tedesco):
http://www.radiobremen.de/nordwestradio/sendungen/nordwest_vor_ort/grassundstasi100.html
Peccato aver perso la diretta! Fortuna che c'è il podcast che limita i danni.

mercoledì 18 novembre 2009

Le ristampe che non ti aspetti

Nel cinquantennale della Blechtrommel, era prevedibile una sua riedizione, o quantomeno una sua ristampa. Feltrinelli non ha deluso le aspettative del pubblico italiano, pubblicando una nuova traduzione del Tamburo di latta ad opera di Bruna Bianchi, che altre volte si è cimentata con lavori di Günter Grass (due su tutti, Der Butt/Il rombo e Das Treffen in Telgte/L'incontro di Telgte. A memoria mia, Bruna Bianchi è anche l'unica ad aver corredato alcune delle sue traduzioni grassiane con utili postfazioni).

Per lungo tempo non si sono trovati Katz und Maus/Gatto e topo e Hundejahre/Anni di cani. Si badi, non erano usciti dal catalogo: semplicemente risultavano esauriti presso l'editore e i principali rivenditori. L'unica soluzione era rivolgersi al mercato dell'usato, che spesso riserva gradevoli sorprese a chi ha pazienza di cercare. Lo stesso Tonno che fuma si è avventurato tra i banchi di librerie - reali e telematiche - per trovare i due titoli che andavano a completare la "Trilogia di Danzica". Sorretto in questo da un forte feticismo collezionistico (oltre che, com'è chiaro, dalla passione per l'autore), il Tonno è riuscito a scovare nientepopodimeno che Gatto e topo nell'edizione dell'Universale economica Feltrinelli (1973; le altre due edizioni, nelle collane I narratori di Feltrinelli e Gli astri, risalgono rispettivamente al 1964 e al 1977) e Anni di cani nella prima edizione italiana (I narratori di Feltrinelli, 1966; la seconda edizione nell'Universale economica Feltrinelli risale al 1977).
Dopo giorni di frenetici contatti telematici e telefonici, nonché dopo innumerevoli contrattazioni (a volte i venditori di libri usati fanno richieste esose), il postino suona a casa Tonno: din don! Con la bava alla bocca, il nostro si precipita giù dalle scale e firma il talloncino della raccomandata, mentre l'esterrefatto postino non riesce a spiegarsi il perché di tanta frenesia. Un'altra corsa per ritornare in casa e, dopo aver pericolosamente armeggiato con le forbici per aprire i pacchi, l'orgasmo letterario: i due libri. La Trilogia è completa!
Eppure c'è qualcosa che non va. Ma come? I libri sono arrivati, belli, con quella patina giallognola sulla sovracoperta, segno dell'implacabile scorrere del tempo. E poi c'è quel piacere compulsivo nel collezionare libri che quando viene soddisfatto dovrebbe farti stare tranquillo per un bel po'. E invece no: al Tonno prende un velo di malinconia a pensare che dovrà sverginare le pagine con le sue micidiali sottolineature. L'oggetto antico, da collezione, è intangibile per definizione. Si offre quindi un interrogativo amletico: sottolineare o rinunciare agli antiestetici segnacci che, pur visivamente sgradevoli, sono comunque indispensabili per poter leggere il testo e cogliere con precisione tutti i rimandi possibili, infratestuali e non?
Notti insonni, angoscianti riflessioni quotidiane per giungere all'amara conclusione che i segni, pur brutti, si devono fare. Con la prospettiva di rovinare per sempre dei libri che tanto sono stati difficili da trovare: avrei compiuto un imperdonabile delitto. (nella foto qui accanto, un libro "stuprato" per un esame all'università)
Nella vita molte scelte comportano sacrifici e io, inguaribile bibliofilo con però il tarlo faustiano dell'onniscienza, ho optato con dolore e somma sofferenza per sacrificare gli affezionatissimi oggetti sull'altare dell'apprendimento.

Oggi, finendo un pomeriggio di prove, passo in libreria per ammazzare il tempo. Mi soffermo presso il consueto scaffale. La sezione di letteratura straniera offre tanti titoli, roba però relativamente scontata: i grandi classici nelle edizioni BUR e Garzanti, qualche titolo dell'Universale Feltrinelli che oramai conoscono pure i sassi (alzi la mano chi non ha letto in terza media L'amico ritrovato di Fred Uhlman...), un po' di letteratura da ombrellone alla Clive Cussler.
L'occhio cade molto pigramente sulla G di Grass. Vabbè, ci saranno "Camera oscura", che non c'è una libreria che non ti venda quel costoso volumetto dell'Einaudi, e il Tamburo, perché guai ad avere autori stranieri e non avere il Tamburo di latta.
E invece cosa scopro? Due ristampe, fresche fresche di torchio, di Gatto e topo e Hundejahre! Come mai, improvvisamente, l'imponente macchina editoriale della Feltrinelli si è mossa per ridare alle stampe libri che non si trovavano da un casino di tempo? Cos'è mai passato per la testa ai capoccia dell'ufficio commerciale? Non c'è tempo per porsi tante domande, ora o mai più, domani qualche altro patito grassiano può comprare i libri al posto mio. Torno tra qualche giorno e non lo vedo già più? No, sarebbe un errore che non mi perdonerei mai...
La soluzione al dubbio amletico che tanto mi ha attanagliato è piovuta come la manna dal cielo! Non sono più costretto ad optare per la menomazione delle vecchie edizioni: finalmente, dopo mesi di agonia, ho potuto trovare la ristampa (Feltrinelli dice che trattasi di "edizione aggiornata") di quei due libri. Afferro i tomi e, tessera sconto alla mano, vado alla cassa; poi, libri alla mano, ritorno gongolante a casa.
Oggi era una giornata storta e questo banale avvenimento, assieme all'incontro casuale con un vecchio amico che non vedevo da tempo, me l'ha cambiata.

A questo punto, come tutte le favole, anche questa ha una morale. Anzi, la morale è duplice: 1)le cose più belle sono quelle più semplici e inaspettate; 2)ogni tanto non guasta avere fede nei grandi editori. Non si sa mai che escano, quasi per caso, le ristampe che non ti aspetti...

sabato 17 ottobre 2009

"Ieri sarà quel che domani è stato": "Das Treffen in Telgte" di Günter Grass

Das Treffen in Telgte (L'incontro di Telgte) è un titolo pubblicato in Germania da Luchterhand (1979, ristampato dalla DTV e dalla Steidl nell'opera omnia di Grass) e in Italia da Einaudi (1982). Mentre nei paesi di lingua tedesca il testo gode ancora di un certo seguito, nel nostro paese i risultati in termini di vendite sono stati poco lusinghieri, tanto che Einaudi ha tolto molto presto il testo dal catalogo. Io stesso mi sono procurato la copia in modo rocambolesco...
Non voglio dire che Das Treffen in Telgte sia il capolavoro di Grass: siamo distanti (non solo in termini cronologici) dai successi della "Trilogia di Danzica", così come da una novella più tarda come Im Krebsgang.
Grass in questo caso pare non essere attratto prevalentemente da intenti di tipo narrativo: a posteriori, Das Treffen in Telgte può essere visto piuttosto come un tentativo di parlare del proprio percorso intellettuale, dove lo scrittore ricorda la propria formazione e i propri esordi come scrittore. Possiamo dire quindi che è un testo prezioso perché, se è vero che in tutto il corpus grassiano è intessuto di elementi autobiografici (basti pensare a Danzica), è anche vero che non sempre gli scrittori ci invitano esplicitamente a guardare dietro le quinte del proprio lavoro o a vedere ciò che informa la loro Weltanschauung.

La novella mette in gioco due elementi che contraddistinsero gli esordi di Grass: da una parte la grande passione per la poesia barocca (in particolare per Grimmelshausen e il Simplicissimus), dall'altra l'adesione Gruppe 47.
Il Gruppo 47 fu una tappa importante nella formazione grassiana: fu in quella cerchia che Grass lesse le sue prime poesie, vinse il suo primo importante premio letterario, concepì i primi due capitoli del Tamburo di latta (1959), conobbe figure di primo piano nel dibattito intellettuale tedesco come Hans Werner Richter (fondatore del gruppo), Ingeborg Bachmann, Marcel Reich-Ranicki, Heinrich Böll. Numerose sono, quindi, le ragioni per cui Grass si sentiva legato a quell'ambiente e sentiva verosimilmente il bisogno di parlarne.


Ma di cosa parla Das Treffen in Telgte? Nel 1647, un gruppo di intellettuali provenienti da ogni parte dell'Impero si ritrova nella città di Telgte per leggere le proprie opere e discutere del futuro della lingua tedesca che risulta essere frammentata in una miriade di dialetti e varianti regionali, espressione della miriade di staterelli in cui l'Impero e i tedeschi sono divisi.
L'incontro di Telgte e il Gruppo 47 sono entrambi espressione di una Germania dilaniata dalla guerra, da quella dei Trent'anni come dal secondo conflitto mondiale. Alle figure di Simon Dach e dei convitati si possono sovrapporre quelle di Hans Werner Richter e dei suoi consoci: anche gli intellettuali del Gruppo 47 si ritrovano a leggere le proprie opere; anch'essi parlano del futuro della lingua tedesca, che negli anni del nazismo ha subito un grave imbarbarimento; anch'essi, ancora una volta, sono costretti a fare i conti con un mondo tedesco diviso in modo apparentemente irrimediabile.
Ieri sarà quel che domani è stato: questa frase, che allude alla ciclicità degli eventi storici, apre la novella e ne racchiude il senso.

L'insuccesso italiano di Das Treffen in Telgte può spiegarsi sostanzialmente con l'estraneità dei personaggi al pubblico italiano medio: è difficile trovare italiani che si destreggino con disinvoltura tra nomi di spicco del barocco tedesco come Martin Opitz (menzionato più volte nel testo), Simon Dach, Heinrich Albert...
Nonostante la lodevole appendice della traduttrice Bruna Bianchi, che riassume brevemente vita e opere degli intellettuali presenti e citati nel testo, ad un italiano la novella può non risultare di immediata comprensione. Ugualmente certe scelte lessicali arcaicizzanti, nonostante la bravura e la sensibilità della Bianchi nella resa italiana, probabilmente risulterebbero più sapide se lette in tedesco.
C'è da dire che questo non è un problema che si verifica solamente nell'Incontro, ma in molti lavori del nostro: in questo senso, i traduttori italiani di Grass sono fin troppo bravi nel rendere in italiano ciò che nell'originale tedesco risulta singolare, bizzarro, in qualche modo vicino ad una sensibilità linguistica "barocca" (basti vedere come Claudio Groff restituisce gustosamente la parlata mezza polacca di Tulla Pokriefke in Im Krebsgang).

In conclusione, se questo libro dovesse capitarvi tra le mani dateci un'occhiata. Mal che vada, passerete qualche gradevole pomeriggio in compagnia di un'allegra combriccola di intellettuali, che si barcamenano con naturalezza tra dotte discussioni ed allegri banchetti...

giovedì 15 ottobre 2009

Maurizio Pirro - Ex Oriente Picaro


Il mercato editoriale italiano propone pochi saggi dedicati all'opera di Günter Grass, uno dei maggiori scrittori tedeschi viventi: meritano però una menzione particolare, oltre ad una breve quanto interessante monografia di Giorgio Schiavoni del 1980 (ahimè di difficile reperibilità), i testi contenuti nella raccolta "Ex-Oriente Picaro", curata da Maurizio Pirro e pubblicata dalla barese Graphiservice.
Vale la pena di indicare i titoli e gli autori dei singoli contributi:

  • Come il narratore si fa poeta. Le liriche di Günter Grass di Fabian Lampart
  • Tempo della storia e tempo della narrazione nella «Blechtrommel» di Maurizio Pirro
  • «Katz und Maus». Metamorfosi di genere di Roberta Bergamaschi
  • «Hundejahre». La scrittura contro la rimozione collettiva di Laura Benzi
  • «örtlich betäubt». Tra passato e presente, generazioni a confronto di Daniela Nelva
  • «Der Butt». Un principio maschile dalla bocca storta di Massimo Bonifazio
  • Cultura e parodia in «Das Treffen in Telgte» di Francesca Tucci
  • «I miei sogni a occhi aperti e chiusi capitano nell’anno di Orwell». L’elaborazione della crisi dell’Illuminismo nella «Rättin» di Michele Sisto
  • «Unkenrufe». La narrativa sepolcrale di Maria Grazia Nicolosi
  • «Ein weites Feld». La sincronia dell’asincronico di Monica Lumachi
  • «Mein Jahrhundert». Cento voci raccontano un secolo lungo di Stefania Sbarra
  • «Im Krebsgang». Storia e album di famiglia di Stefania Sbarra
  • «Solo quando lo scrittore si considerò un cittadino, i cittadini cominciarono a prenderlo in considerazione come scrittore». I saggi di Günter Grass di Marina Brambilla
  • Le opere teatrali di Günter Grass di Joachim Gerdes

Come potete vedere, questi saggi non si limitano alla classica "Trilogia di Danzica" (Die Blechtrommel, Katz und Maus, Hundejahre) che tanto ha fatto parlare di sè tra i germanisti e non solo, ma riguardano anche un periodo dell'opera grassiana che normalmente viene considerato di meno dal pubblico italiano, quello cioè che va dall'impegno politico nelle file dell'SPD (metà anni '60) fino alla fine degli anni '90/primi anni 2000, quando è uscita la raccolta Il mio secolo (Mein Jahrhundert). Non è un caso che nelle librerie e negli shop on line gli unici titoli grassiani che si trovano ancora, oltre al Tamburo e ai recentissimi Sbucciando la cipolla e Camera Oscura, siano Il passo del gambero (Im Krebsgang) e appunto Il mio secolo.
Devo ancora completarne la lettura, ma mi sembrano saggi di buona fattura e, quel che è meglio, danno un quadro completo ed esauriente dell'opera grassiana, senza tralasciare l'altro versante in cui il nostro eccelle, ovvero le arti figurative. In questo senso, una menzione speciale va IMHO al saggio di Fabian Lampart.
Comunque, un ottimo punto di partenza per chi volesse addentrarsi e orientarsi nel multiforme mondo creativo di Günter Grass.