martedì 26 luglio 2011

Una citazione

Was die Schriftsteller schreiben
ist ja nichts gegen die Wirklichkeit
jaja sie schreiben ja daß alles fürchterlich ist
daß alles verdorben und verkommen ist
daß alles katastrophal ist
und daß alles ausweglos ist
aber alles das sie schreiben
ist nichts gegen die Wirklichkeit
die Wirklichkeit ist so schlimm
daß sie nicht beschrieben werden kann
noch kein Schriftsteller hat die Wirklichkeit so
     beschrieben
wie sie wirklich ist
das ist das Fürchterlichste


Ciò che gli scrittori scrivono
non è contro la realtà
sisì scrivono che tutto è terribile
che tutto è viziato e corrotto
che tutto è catastrofico
e che tutto non ha via di scampo
ma tutto ciò che scrivono
non è contro la realtà
la realtà è così brutta
che non può essere descritta
la realtà nessuno scrittore l'ha ancora
       descritta
così com'è davvero
questa è la cosa terribile

(Thomas Bernhard, Heldenplatz. La traduzione è mia).

lunedì 4 luglio 2011

Coffee & Cigarettes


(questo post è apparso, in forma leggermente diversa, su Gruppo Abeliano)

Mi pare financo impossibile: sono mesi che non riesco a prendere in mano quanto vorrei la pipa o il sigaro. E si che sono il Tonno che fuma! Molte effigi mi ritraggono con una pipa in bocca, intento a tirare voluttuose boccate di un buon tabacco, magari mentre guardo con sguardo compiaciuto ma complessivamente disinteressato una simpatica sirena che staziona languida sugli scogli, ammiccando agli astanti.
Vi piacerebbe! E invece no, tiè, mi vedete seduto in poltrona mentre rollo compulsivamente qualche sigaretta.
Vengo dalla pipa, vengo da ambienti umidi e perciò mi piacciono tabacchi molto umidi. Che so, tipo il Golden Virginia verde. So già cosa state pensando: che cartine usi? Non le cartine Bravo, che io trovo "cartose", ma le più trasparenti e leggere OCB nere. Capirai, il fumo non sarà molto più buono, né tantomeno più sano, ma almeno la sigaretta non mi si incolla alle labbra come se avesse il Bostik.
A parte il fatto che si vede che non sono fatto per rollare le sigarette, ché ogni volta viene un aborto indicibile, quella della sigaretta è una dimensione che non mi appartiene. La sigaretta è veloce, compulsiva, fuori una dentro un'altra: gli italiani dicono che si fuma come un turco o come una ciminera, mentre i tedeschi dicono che si è Ketteraucher, fumatori a catena. Ecco, l'immagine del fumatore a catena non è la mia. Di solito fumo affondato nel divano e nei miei pensieri, magari sorseggiando una bella grappa Poli 50° e ascoltando un bel vinilazzo di cantate di Bach, o una radio un po' demodé che mi tiene fedelmente compagnia. Magari con la pipa che mi sono regalato per natale due anni fa. No, quest'anno non ci riesco.
La pipa chiede attenzione e tempo. Quest'anno mancano l'uno e l'altro. La verità è che forse mi manca il terreno da sotto i piedi, mi ritrovo catapultato in sfide che sento mie fino ad un certo punto. E poi la pipa, che per me è più fedele di uno specchio, mi farebbe capire che sto attraversando un periodo nervoso: a modo suo, chiaro, spegnendosi di colpo, riaccendendosi e scaldando il fornello con inusitata violenza. E quindi ripiego sulle meno impegnative sigarette rollate a mano. Toh, pensa, perfino il mio vate Günter Grass se le rollava a mano in un qualche periodo della sua vita, mentre scriveva il Tamburo di Latta o Gatto e topo, ha pure scritto un racconto che si intitola Rollata a mano. Ma non ho bisogno di illustri predecessori per giustificarmi: ogni periodo ha i suoi piccoli vizi e le sigarette, nella loro caducità, sono il traslato, quasi il correlativo oggettivo di un periodo di instabilità.
Non riesco persino a leggere letteratura, proprio io che la letteratura la studio di mestiere. Ho bisogno di altro, leggo altra letteratura, comincio a fare un po' di traduzioncine (v. post precedente) e pian piano entro pure nel mondo della filosofia, pur a passi tardi e lenti. Diamine, dev'essere proprio una metamorfosi! Se sto lasciando da parte i miei punti di riferimento germanistici per andare a leggere qualcosa di diverso o di più ampio respiro, vuol dire che ho bisogno di nuovi strumenti. E se ho bisogno di nuovi strumenti, vuol dire che per il momento sono a secco di idee nuove. E se sono a secco di idee nuove, fumo cicche rollate a mano. E quindi, sigaretta rollata=bisogno di idee? Si, può essere.
Sicuramente le sigarette segnano i miei periodi di transizione, che sono instabili per definizione ma mi riempiono di progetti, appunti, benzina per andare avanti. La pipa invece domina nei momenti di stabilità, più solidi ma anche un po' sonnolenti, fermi. È una dialettica continua: instabilità-stabilità, sigarette-pipa. Con tutto il bene che voglio alla pipa, ogni tanto ho voglia di sigarette.
Perché ho voglia di vivere fino in fondo anche la precarietà del mio cambiamento.

giovedì 16 giugno 2011

Qualcosa si smuove

Qualcosa si smuove. Da questo periodo prolungato di russistica e di allontanamento forzato dalla germanistica voglio trarre comunque qualcosa di positivo: è proprio per questo che ho deciso di fare qualcosa di per me e di mettermi alla prova come traduttore.
Nulla di trascendentale, dato che sono un blogger, un lettore e di conseguenza un traduttore della domenica, ma quella della traduzione letteraria, nella fattispecie di piccoli brani delle avanguardie storiche russe, è una prova che mi attrae molto e che prima o poi sapevo sarebbe entrata nel mio mirino. Rimanete all'ascolto, tra pochi giorni avrete nuove notizie dal Tonno.

lunedì 2 maggio 2011

Siamo ancora chiusi

Devo ancora una volta scusarmi con i lettori: il blog langue di nuovo e io non riesco ad aggiornarlo. Un po' c'è sempre da fare, un po' la russistica (ebbene si, sono un impenitente russista!) mi ha tolto spazio per letture stimolanti. E poi, quando scrivo, ho sempre la sensazione di scrivere cose vuote, mi sembra che i miei post, in fin dei conti, manchino sempre di Contenuto. La maiuscola su "Contenuto" non è un errore di battitura: ciò che mi manca è un background che, approssimativamente, potrei definire filosofico, ideologico, storico... quello che voglio dire è che ultimamente mi sono fissato troppo su discipline "strumentali" come la narratologia e la teoria letteraria, che, per carità, fanno capire molte cose, ma non offrono idee, contenuti appunto. A volte penso che mi sarei dovuto iscrivere a filosofia, almeno potevo trarre dalle mie letture conclusioni meno superficiali; almeno mi sarei dedicato, che so, ai Dialoghi di Platone e alla Metafisica di Aristotele, invece che agli Zingari di Puškin e a poco fecondi saggi sull'orientalistica nella Russia di fine settecento...
Mi perdonate per questo silenzio prolungato? Ci conto...

mercoledì 9 febbraio 2011

Ernst Stadler, "La partenza"

Duepunti è un gruppo palermitano attivo nella programmazione di eventi e happening e dedito alla diffusione della cultura underground: da qualche tempo esso è sbarcato nel mercato librario con un catalogo d'essai, lontano dalle tirature dei grandi gruppi editoriali ma, forse proprio per questo, estremamente attento alla qualità.
Nel catalogo ritroviamo due vecchie conoscenze del Tonno che fuma, Michele Cometa e Maurizio Pirro. Il primo ha pubblicato, assieme ad Alain Montandon, Vedere, un saggio sui regimi scopici nell'opera di E.T.A. Hoffman (argomento che Cometa aveva affrontato anche nella prefazione all'edizione Marsilio dell'hoffmaniano Des Vetters Eckfenster/La finestra ad angolo del cugino). Il secondo, Maurizio Pirro, ha tradotto e curato la pubblicazione dei cicli di liriche di Ernst Stadler (1883 - 1914): Der Aufbruch, Stationen, Die Spiegel e Die Rast. Il tutto è inserito nel volume La partenza, uscito, come anticipavo poc'anzi, per i tipi di duepunti.
Quella di Stadler, poeta, filologo e critico letterario morto nel corso di un combattimento durante la Prima Guerra Mondiale, è una figura poco conosciuta al lettore italiano, che probabilmente - ripeto, probabilmente - ha più familiarità con nomi come quelli di Georg Heym e Georg Trakl.
Dalla postfazione di Pirro emerge la specificità della posizione stadleriana, a metà tra istanze espressioniste e simboliste. Come risulta sia dalla lettura (penso innanzitutto a Heimkehr/Ritorno a casa) e come del resto conferma la postfazione, in Stadler si nota l'interesse espressionista per figure ai margini della società (tendenza, questa, che ritroviamo anche in altre arti, come nel cinema tedesco dei primi anni '20). Le tematiche espressioniste vengono poi rilette attraverso un gusto tipicamente simbolista per la scelta di figure con una forte carica allegorica.
Il tutto costituisce la cornice storico-stilistica entro cui ha origine una poesia percorsa da una potente carica vitalistica. Non è infatti infrequente imbattersi in liriche come Metamorphosen/Metamorfosi, In der Frühe/All'alba, dove ben si coglie la sensualità della donna amata: tangibile e potente, eppure solo accennata. E al vitalismo stadleriano non è estranea nemmeno la  dimensione religiosa: ciò si nota non solo in Tage/Giorni, dove viene direttamente invocata la Madonna, ma anche in maniera più sottile in Entsühnung/Espiazione, in cui non è sbagliato rinvenire un'idea di donna amata come mezzo di elevazione spirituale.
Stadler però non è solo vitalismo. Credo non sia fuorviante collegare Der Spruch/Il detto alla Lettera di Lord Chandos di Hoffmanstahl, che parla dell'incapacità da parte del medium verbale di esprimere adeguatamente l'esperienza umana (il corsivo d'enfasi è mio, qui come nel resto del post):
In un libro antico mi fermai su una sentenza,
Il colpo che mi inflisse ancora mi tormenta:
E quando in preda ai sensi intorbidati
Spregio l'essere in cambio d'ombre, menzogne e frivolezze,
Quando volentieri mi lascio raggirare da facili piaceri,
E confondo il limpido e l'opaco, come se le mille porte della vita
          non fossero serrate ed impenetrabili,
E ripeto parole di cui mai ho sentito la grandezza,
e afferro cose di cui mai ho compreso la natura,
[...]
Innanzi a me si leva la sentenza: uomo, cerca la sostanza!
Questa citazione introduce un'altra problematica non secondaria. Come vive Stadler l'elemento formale? Potremmo rispondere che lo fa in maniera ambivalente, e ne sia riprova Form ist Wollust/Forma è voluttà:
La forma, stretto catenaccio, doveva alfin saltare,
Lungo rapidi canali il vasto mondo penetrare:
Forma è voluttà, riposo, appagamento celestiale,
Ma io voglio dissodare il mio campo personale.
Alla forma piacerebbe avermi dentro una prigione,
Ma io voglio camminare sempre in ogni direzione - 
La forma è durezza cristallina, non compatimento,
Io comunque preferisco ciò che è monco, ciò che è lento,
E mentre diffondendomi io travalico i confini
La vita mi pervade realizzando i propri fini.
A tutto ciò potremmo ricondurre una scelta stilistica precisa e caratterizzante: assistiamo infatti ad una sistematica dilatazione del verso che, complice il ricorso all'enjambement, alla lunghezza irregolare dei versi e al verso ipermetro avvicina la poesia alla prosa e rende meno evidenti le rime a fine verso, che pur sono presenti ma finiscono per perdere in concretezza

È risaputo che la traduzione della poesia è terreno molto insidioso e che chi opera in questo campo rischia di aprire un vaso di Pandora, sapendo che la traduzione non rispecchierà mai al mille per mille l'originale. Con che criterio allora valutare la traduzione di un testo poetico? Nel caso specifico, come valutare la traduzione de La partenza?
Ultimamente mi è capitato di avere tra le mani lo spartito di un brano che l'autore, Elliott Sharp, introduce con una breve "composer's note". Sharp parafrasa Walter Benjamin e dice:
As Walter Benjamin pointed out, the job of the translator is much more than finding the equivalent words in a second language but to realize the original impulse of the source and output it through new eyes, mouth, hands.
Quello di Benjamin (e di Sharp) è un ottimo metro di giudizio per confrontare testo tradotto e testo di partenza: quest'ultimo viene opportunamente pubblicato a fronte, per invitare a cogliere la traduzione non come un calco pedissequo dell'originale, ma come una delle sue tante interpretazioni possibili.
La traduzione di Pirro scioglie in maniera convincente il nodo gordiano della forma delle poesie di Stadler e ne restituisce, per così dire, l'impulso originario. Oltre a notare un'aderenza molto precisa alle scelte semantiche dell'autore, vediamo anche un intervento che apparentemente non rispetta il testo originale, ma tiene sicuramente conto della resa in italiano. Dicevamo che la rima in Stadler è spesso presente, ma se ne perde la concretezza fonica, per via degli artifici stilistici di cui sopra. Pirro ricorre al verso libero: perché, se è vero che nel tradurre la poesia bisogna salvare il salvabile, è pure vero che se la rima a fine verso è difficilmente percepibile nell'originale, è inutile spaccarsi la testa per renderla in italiano. Semplicemente, il gioco non vale la candela.
E' scontato dirvi che, ove il verso tedesco è libero, lo è anche in traduzione. Quando invece, come nel caso di Form ist Wollust, è evidente una struttura originale fatta di versi di pari lunghezza a rima baciata,  quando cioè l'artificio fonico della rima ritorna in maniera più che evidente, il traduttore ritiene opportuno riportare questa scelta espressiva anche nel testo finale italiano. Ed è paradossale che una poesia che prende le distanze dalla forma abbia invece una struttura adamantina: ma è proprio la precisa scelta di traduzione che fa propendere per l'ipotesi di un'interferenza tra forma e contenuto cercata dall'autore. Non è del resto priva di fondamento l'asserzione di Todorov - sulla scia di Northrop Frye - secondo cui l'opera letteraria è un sistema in cui la coerenza è totale e nulla avviene per caso...  e poi, non sarebbe la prima volta in cui la poesia del novecento offre ambiguità che non si dischiudono completamente al lettore.
In sintesi, La partenza merita, perché è una raccolta poetica interessante, e spero che tutto ciò che ho scritto invogli non solo i germanisti a leggerla, ma anche chi non ha consuetudine con il tedesco letterario: ciò è dovuto all'ottimo lavoro di cura e traduzione che fa si che vengano salvaguardati, con perdita minima e fisiologica per un lavoro di traduzione, intenzioni di fondo e scelte espressive dell'originale. Compratela, anche perché è venduta ad un prezzo in linea con quelli titoli economici delle tradizionali Feltrinelli e Bompiani. La differenza è che con Bompiani e Feltrinelli potreste imbattervi in titoli di autori figli del pensiero debole e della rinuncia ad una sistematizzazione coerente della realtà... insomma, sono titoli che di qualità, spesso, ne hanno ben poca. Se invece andate a pescare nel catalogo di duepunti, non ve ne pentirete affatto.